Bosca’s Theory Covers of covers

L’idea per questo post mi è venuta leggendo i Lifechangers di Supa: quando ho rivisto la cover dell’album dei CdB ispirata a Redman ho pensato “che a sua volta si era ispirato ai Funkadelic”. A quel punto ho fatto mente locale per pensare ad un po’ di altre cover che sapevo essere ispirate ad album del passato e ne ho ricordate un po’, mentre altre le ho scoperte durante la ricerca; una cosa che ho sempre amato dell’hip hop è la possibilità che dà a chi lo segue di scoprire altri generi, altre influenze: le copertine degli album non sono da meno.

 

1) Redman – Dare Iz A Darkside

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Parto ovviamente dalla cover in questione: Il secondo magistrale quanto cupo album di Redman era un viaggio all’interno del suo lato oscuro, ricordo che quando uscì lessi su Rap Pages (rivista di rap americana degli anni 90) che era un album con cui voleva affrontare la domanda “quando stai per morire schiantandoti contro un’altra auto, vedrai il volto del conducente o il diavolo che ti sorride?”. Era un periodo in cui Reggie (vero nome di Redman) era parecchio sotto droghe, fleshato da “Jacob’s Ladder” (bellissimo film tradotto in italiano in “Allucinazione Perversa”) e vedendo il campo in questione pensò alla copertina dei Funkadelic e si immerse per farsi fotografare (anche per lui nessun utilizzo di photoshop, si è interrato davvero).

D’altronde, uno che si faceva chiamare The Funkadelic Devil a chi poteva ispirarsi se non ai…

 Funkadelic – Maggot Brain

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Il terzo album del gruppo di George Clinton è un bel viaggione.La title track, registrata sotto LSD, contiene un lunghissimo quanto stupendo assolo di chitarra dello straordinario Eddie Hazel: Clinton gli chiese di suonare come se avesse saputo che sua madre (a cui era molto legato) era morta e che poi avesse scoperto che invece era ancora viva.

Per capire quanto erano fuori, cercatevi il retro della copertina.

 

 

2) Smif-N-Wessun – Dah Shinin’

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La seconda copertina a cui ho subito pensato è quella di un altro dei miei album preferiti del tempo e che anche oggi rispolvero di frequente.

Album d’esordio del duo di Brooklyn (nel tempo hanno dovuto cambiare il nome in Cocoa Brovaz per questioni legali, ultimamente hanno ripreso il vecchio nome) interamente prodotto dai fratelli Mr Walt e Evil Dee in arte Da Beatminerz. Tutto l’album ha un suono caratterizzante e la copertina riprende un album di Roy Ayers, di cui campionano anche “We Live In Brooklyn, Baby” in una traccia del disco.

 Roy Ayers – He’s Coming

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Roy Ayers è un leggendario vibrafonista e cantante jazz/funk/soul. Non è un album che conosco molto, sicuramente “We live in brooklyn, baby” è stata ripresa spesso dai produttori hip hop, anche se i suoi album più campionati sono altri. Per esempio, per “Street Opera” di Lord Bean, Fritz Da Cat ha campionato un brano della colonna sonora di Coffy.

 

 

3) Camp Lo – Uptown Saturday Night

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E’ il disco d’esordio dei Camp Lo, totalmente prodotto da Ski (che in quegli anni ha prodotto una cifra di classici, tra cui “Dead Presidents” di Jay Z). La cover comunica perfettamente lo spirito e i riferimenti dell’album, classica black vibe anni 70. Sonny Cheeba e Geechi Suede hanno lasciato tutti a bocca aperta con il loro flow smooth ma serrato. Uno dei miei album preferiti di sempre.

 Marvin Gaye – I Want You

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Chissà se la famiglia Gaye vorrà far causa anche ai Camp Lo per questo “spunto”. Su Marvin Gaye non c’è molto da dire, è sicuramente uno degli artisti più importanti della musica black, e non solo, del secolo scorso. Scomparso tragicamente troppo presto (il padre lo assassinò quando aveva 45 anni), continua ancora oggi ad influenzare musicisti e cantanti di tutto il mondo (vedi appunto “Blurred Lines” di Robin Thicke o “You’re All I Need” di Method Man e Mary J Blige).

Questo album del 1976 è quello con cui Gaye ha iniziato ad aprirsi al funk abbandonando un po’ i canoni più classici della Motown.

La copertina riprende a sua volta l’opera “The Sugar Shack” del pittore Ernie Barnes.

 

 

4) Tha Liks – X.O. Experience

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Il quarto album degli Alkaholiks (da qui iniziano a firmarsi “Tha Liks”) è forse quello che ha avuto meno successo di tutti, nonostante il singolo “Best U Can” prodotto dai Neptunes.

l tre di Los Angeles erano tanto bravi quanto “stoned” e riprendere una copertina di Jimi Hendrix, visto anche l’afro di Tash, è stata una scelta azzeccata (sicuramente meglio della copertina del precedente Likwidation).

 The Jimi Hendrix Experience – Are You Experienced

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Jimi Hendrix. Devo davvero aggiungere qualcosa?

 

 

5) The Beatnuts – Intoxicated Demons

La controparte East Coast dei Liks, i Beatnuts sono da sempre uno dei miei gruppi più amati, nonchè sicuramente uno dei top del buon Bassi. Questo è il loro EP di esordio, il logo con la freccia lo si ritrova anche nel primo LP dell’anno dopo, il fenomenale The Beatnuts (o Street Level).

 Hank Mobley – The Turnaround

Non mi pare che i Beatnuts abbiano campionato nulla dall’album del sassofonista della Blue Note, quindi non saprei dire se si siano ispirati per una semplice questione di gusto o per altri motivi.

 

 

6) Nas – Illmatic

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L’album d’esordio di Nas è da tanti, me compreso, considerato uno degli album più importanti per l’hip hop: 10 tracce, 5 dei produttori più importanti di New York, una quarantina di minuti sono bastati a Nasir Jones per sfornare un classico che ancora oggi fa venir la pelle d’oca.

La copertina mi è sempre piaciuta, quella sovrapposizione essenziale la trovavo perfetta per esprimere l’onestà delle canzoni e delle produzioni; quello che non sapevo è che pare avere anch’essa un’ispirazione.

 Howard Hanger Trio’s – A Child Is Born

Bel flash, eh?

 

 

Di seguito altre copertine “tributo”

01_boogiemonsters-riders-of-the-storm 01_CAL TJADER_Soul Sauce

04_Tone-Loc_Loc-ed_After_Dark 04_Donald Byrd_A New Perspective

06_Young-Black-Teenagers 06_the beatles

07_J-Live_All_Of_The_Above 07_John Coltrane_Blue Train

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Salto quelle di chiara ispirazione, tipo i primi tre volumi di Jazzmatazz di Guru e vi lascio con una chicca:

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Dr Dre in The Chronic parla parecchio di fumo. A cosa poteva ispirarsi se non alle Zig Zag, ovvero le cartine?

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“I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.” (Pablo Picasso)

 

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