I pezzi Rock piú amati dai rappers

Il Rock e l’Hip Hop sono sempre andati a braccetto, specialmente negli anni 80, quando era normale che a New York un dj suonasse tracce electro affiancate da “Big Beat” di Billy Squier o da “Rock Box” dei Run DMC, uno dei primi esempi di crossover credibile e dal suono concreto.
Alcuni “grandi” del rock per qualche motivo sono sempre rimasti fuori a queste contaminazioni, penso a Bruce Springsteen, Huey Lewis & The News, Billy Idol…
Altri hanno invece avuto il lasciapassare facile, forse perchè piú affini a livello sonoro col gusto dei dj’s e dei producers che li hanno poi suonati e campionati negli anni a venire.
Ecco alcuni dei pezzi Rock piú rappresentativi per la scena Hip Hop.

Hall & Oates – I can’t go for that

Questo pezzo ha fatto storia e proviene da un duo che ha sapientemente mischiato soprattutto nei primi anni di carriera la grinta del pop rock e il gusto del soul; ai giorni nostri Daryl Hall collabora costantemente con realtà promettenti e affermate del panorama musicale underground nel suo web show ” Live from Daryl’s house”. Il pezzo, già famoso, lo diventó ancora di piú quando Primce Paul e i De La Soul lo campionarono per la loro “Say no go” nel 1988.

Aerosmith – Walk this way

Destinato a diventare l’icona del genere crossover da quando i Run DMC ne fecero una cover rap che diventó una hit internazionale e sdoganó il genere anche da noi. Pare che in origine Steven Tyler fosse contrario a comparire nel video assieme a dei rappers, ma col senno del poi credo che la sua carriera ne abbia tratto beneficio!

Per quanto mi riguarda i Police sono sempre stati il gruppo rock piú “hip hop” di tutti. Il loro suono scarno incentrato sul basso di Sting e sulle drums di Copeland con parecchie influenze reggae li hanno sempre ricondotti all’essenzialità della ritmica che sta alla base delle produzioni rap, forse anche per questo Diddy piú avanti utilizzó “Every breath you take” per tributare l’appena scomparso Biggie. “Roxanne” è un riferimento (campionato tra gli altri da Cam’Ron) rap da quando Eddie Murphy nel personaggio di Reggie Hammond lo cantò in carcere nella sequenza di apertura di “48 ore”, film culto anche nel mondo Hip Hop.

Guns ‘n’ Roses – Paradise City

Un pezzo a caso dei Guns vale tutti i loro singoli di quel periodo. Forse non c’è una motivazione valida, ma ogni dj old school cresciuto a cavallo tra gli 80 e i 90 conserva almeno un loro disco nella propria collezione. Sarà la potenza delle chitarre e l’onestà del suono spudoratamente da chart, ma il rock di Axl Rose ha conquistato un pass senza scadenza nella comunità Hip Hop.

Anthrax feat. Public Enemy – Bring the noise

I Public Enemy, supportati dalle incredibili produzioni della Bomb Squad, hanno fatto del rumore il loro tessuto sonoro vincente. Rap estremo quanto i suoni del Metal. Ed ecco la combo perfetta, la produzione che rende ufficiale il sodalizio tra rappers e metallari: gli Anthrax remixano “Bring the noise” risuonando il beat ma conservando l’acappella di Chuck D della versione originale. Può piacere o non piacere, ma questa merda assieme a “Fight for your right” dei Beasties ha reso il pogo legale nei concerti rap.

Coldplay – X&Y

Chris Martin é l’amico dei rapper, visto spesso in compagnia di Jay Z, Swizz Beatz (che ha rifatto questo pezzo in “Part of the plan”) e altri rap moguls multimilionari. In effetti i Coldplay, soprattutto nei primi dischi, hanno qualcosa che innaegabilmente porta rap appeal, gli accordi, lo struggle, le tematiche, il british sound e l’originalità delle produzioni. Fatevi un giro su Whosampled per vedere quanto e come siano stati piú volte saccheggiati (o tributati).

Nirvana – Smells like teen spirits

Abbiamo sentito suonare questo pezzo in tutti i dj set dei nostri dj Hip Hop preferiti, da Tony Touch a Dj Premier, da Z Trip a Jazzy Jeff. Questa canzone ha senza dubbio cresciuto più di una generazione di hip hop heads, e posso aggiungere che li ho sempre accostati ai Police per la loro essenzialità di suono, fatto con una batteria, un basso e una chitarra. Il periodo storico e la mini rivoluzione che hanno creato li ha resi icone a 360 gradi, per ogni music fan che si possa definire tale.

INXS – I need you tonight

Altro gruppo maledetto dalla morte prematura e triste del proprio leader, è conosciuto e amato dai rappers per questa traccia, che mischia sapientemente rock vibes e drum machine. Successo pop negli 80 é poi rimasto patrimonio culturale dei dj Hip Hop assieme a altri pezzi “chart busters” dello stesso periodo come “Everything she wants” degli Wham.

Queen – We will rock you

Questo pezzo, senza saperlo, è la quintessenza del boom bap concept. Boom Boom Clap, Boom Boom Clap. Drums e voce, quasi un mantra, un fottuto riempipsita per iniziare qualsiasi serata fiacca, provatelo su ogni tipo di pubblico. I Queen, pluricampionati da Eminem, Vanilla Ice, Pusha T, Kurtis Blow, Public Enemy e centinaia di altri big, sono e saranno una delle rock band piú influenti di sempre.

Body Count – Cop Killer

Side project del rapper Ice T, questo gruppo creato nel 1992 nasce come risultato delle precedenti contaminazioni, e crea subito controversia nei media e nelle strade. La traccia Cop Killer diventa il nuovo grido della black generation che si oppone ai soprusi della classe che li governa e li manipola, il valore qui non sta nella qualitá della musica (che comunque è ok) ma nel concept e nelle conseguenze del messaggio a livello internazionale.

Rage against the machine – Killing in the name

Il loro album d’esordio ha avuto un impatto importante anche sul rap. Trascurando il fatto che Zack de la Rocha sia anche un rapper (mediocre), l’energia e la qualità del suono hanno messo i Rage su un piedistallo, a metà tra il tributo e l’innovazione. Tom Morello faceva suonare la chitarra con un giradischi scratchato, e tutto questo, anni prima di aver sentito i The Roots suonare, era veramente fico!

David Bowie – Let’s dance

Bowie non si è mai cagato troppo la scena rap, non ne ha mai avuto bisogno, fortunatamente per lui. Fino a quando Puff Daddy non ha cominciato a riportare in vita gli anni 80, campionandoli nelle produzioni multi-platino targate Bad Boy e ridefinendo il suono di New York e del rap da classifica. Questa canzone è il perfetto esempio di quel suono, plastico in origine ma maledettamente catchy.

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